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Foto Sicilia - Sicilian Photos

© Iblei.com






Cava del Prainito o del Paradiso

CARATTERISTICHE DEL PERCORSO: 2 - 4 Km, facile, tempo 1,5 - 2,5 ore,

PERIODO CONSIGLIATO: prevalentemente primavera ed autunno oppure in estate.

COME ARRIVARCI: provenendo da Ispica lungo la S.S. 114, si oltrepassa Rosolini e dopo circa 3 Km, si svolta a sinistra e si percorrono circa 4 Km, fino alla Azienda agrituristica "IL Paradiso". Si lascia l'auto e si imbocca una trazzera posta a sinistra e all'inizio della quale vi è un cartello con le indicazioni sulla cava del Prainito. Si percorre a piedi la trazzera che ci condurrà dopo circa 800 metri di tornanti, fino al letto del fiume "Prainito".

DESCRIZIONE DEL PERCORSO:

Tra tutte le cave degli Iblei risulta essere una delle piu' affascinanti per la presenza di una folta e rigogliosa vegetazione fluviale e per le pozze di acque cristalline che creano ambienti di grande suggestione.

E' possibile scoprire i segni delle passate attività umane nelle canalizzazioni, sapientemente scavate nella roccia calcarea e utilizzate per portare l'acqua ai mulini della valle, nei sentieri ritagliati fra le balze rocciose, ove si possono ammirare diverse tombe "a forno" risalenti al "Bronzo antico".

Partendo dall'incrocio della trazzera con il corso d'acqua si possono scegliere 2 percorsi parimenti interessanti:

1) percorso: attraversare il corso d'acqua e risalire dalla parte opposta per un centinaio di metri. Scendendo a sinistra, tra la vegetazione, troverete i resti di un vecchio mulino e, proseguendo ancora, incontrerete dei veri e propri laghetti di acqua limpida in mezzo a una intricata vegetazione fluviale.

Ritornando indietro risalite in alto lungo il sentiero scavato nella roccia e fra le balze rocciose sovrastanti potrete ammirare numerose tombe a forno del periodo "Castellucciano".

2) percorso: senza attraversare il fiume si risale la valle verso ovest, seguendo un sentiero che si inoltra tra una intricata vegetazione fluviale! E' un vero e proprio tunnel nel verde (di grande suggestione soprattutto in autunno-estate). Dopo aver percorso circa 800-1000 metri di tale sentiero, con un pò di pazienza, si potrà trovare, sulla strapiombante parete sinistra della valle, una spaccatura nella roccia, da dove sgorga la sorgente "Poveri ronni (povere donne)", ricca di acque limpide e pure.

Ci sembra interessante proporvi la descrizione che di questa cava ne fa il Prof. Francesco Gurrieri profondo conoscitore dei luoghi Iblei.

CAVA PARADISO OVVERO "RE POVIRI RONNI E RE RICCHI VASCIDDARI":
"In quel di Rosolini (Sr), in una cava a tratti profondamente incassata scorre il torrente "Prainito" affluente destro del fiume "Tellaro".

Un vero angolo di paradiso caratterizzato dalle ridotte dimensioni nelle quali sono concentrate però tante bellezze dai diversi aspetti, da quello paesaggistico-naturalistico a quello geologico-faunistico e floristico.

Una nicchia naturale che certamente, per tutti i vantaggi che offriva, non sfuggì all'attenzione dell'uomo antico e moderno, per cui è anche uno scrigno di vestigia storiche risalenti alla civiltà "Castellucciana" e "Paleocristiana".

La cava del torrente "Prainito si sviluppa per circa 13 km, ma la parte interessata dal fiume vero e proprio si riduce a soli 4 km, dei quali 1,5 km perenni e 2,5 km temporanei.

Il percorso sorgentizio ha inizio dalla polla perenne "Povere Donne" sino all'impianto della cava di calcare "Spadaro" sita a circa 1,5 km dalla confluenza con il fiume "Tellaro".

Questo punto segna la fine del torrente "Prainito", poichè le sue acque limpidissime, in parte si riversano dentro un inghiottitoio naturale e, in parte, vengono captate.

Quindi in soli 4 km si concentrano tutte le bellezze suddette. Nelle limpide acque vive ancora l'autoctona trota "Macrostigma", trote iridee, tinche, ed anguille.

Abbondano pure alcuni crostacei, come gamberetti di fiume e granchi e l'interessante "Pesce pietra" o "Cagnetto Fluvialis".

Il corso fluviale, anche se di ridotta portata e di limitato sviluppo, scorre tra una lussureggiante vegetazione, costretta all'interno di una profonda incisione contornata da rocce carbonatiche che, dall'altopiano ibleo, degradano verso il mare africano.

Volgendo lo sguardo alle testimonianze archeologiche e movendoci per i pendii rocciosi è facile osservare diversi percorsi incisi durante le epoche nel duro sasso, e che un tempo fu rifugio per le primitive popolazioni indigene, le quali sicuramente traevano sostentamento dalla cava attorno alla quale avevano costruito i diversi villaggi di capanne.

Le nicchie sepolcrali che attirano l'attenzione sono quelli risalenti alla cultura "Castellucciana", fiorita nel comprensorio ibleo intorno al 2000 a.C. Gli ipogei funerari presentano talora un prospetto monumentale elaborato a finti pilastrini o segnati con semplici solchi verticali, collegandosi per tali forme all'architettura megalitica maltese.

All'occhio attento non possono sfuggire alcuni arcosoli Paleocristiani incavati lungo il versante sinistro e di buona fattura.

Sepolto nel verde è pure un antico mulino ad acqua del quale si può osservare la base su cui era impiantata la tramoggia, nonchè il percorso della "Saia".


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