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Modica
Il grosso centro sorge a breve distanza dal capoluogo e si articola su due livelli di urbanizzazione: Modica Bassa e Modica Alta. Città di antica fondazione, ha probabili origini greco-sicule; in età romana fu la prospera Motya che venne chiamata Mohac dagli Arabi che se ne impossessarono attorno al IX sec.

Importante sotto i Normanni, divenne poi feudo dei Chiaramonte, dei Cabrera e degli Henriquez. Nel periodo risorgimentale fu un covo di fermenti antiborbonici.

La scenografica Chiesa di S. Giorgio (Duomo) è originaria della prima metà del XVII sec. ma venne ricostruita integralmente nel XVIII sec.

Il magnifico prospetto a triplice ordine si affaccia su un'imponente scalinata; nelle splendide fogge del barocco siciliano l'esterno richiama da vicino l'omonima chiesa di Ragusa e venne portato a compimento, nell'ordine superiore, nella prima metà dello scorso secolo.

L'interno, a croce latina, è scandito da ben cinque navate e presenta, nella porzione absidale, uno splendido polittico cinquecentesco molto probabilmente della scuola di Antonello da Messina. Si notino i pregevoli stucchi del coro ed i preziosi intagli barocchi settecenteschi.

L'altare maggiore, realizzato tra la fine del XVII sec. e gli inizi del XVIII, si qualifica per le raffinate cesellature argentee.

Presso un ingresso laterale è una notevole Assunta secentesca di Filippo Paladino. Si noti, sul pavimento in marmo, un curioso orologio solare con le figurazioni dei segni zodiacali.

La Chiesa di S. Pietro è trecentesca nelle origini ma presenta tratti settecenteschi, frutto di una ricostruzione conseguente a ben due distruzioni causate da eventi sismici nel corso del sec. XVII.

La squisita facciata barocca a due ordini aggetta su uno scenografico scalone, delimitato da una cancellata in ferro con pregevole corredo di statue.

L'interno è tripartito da maestose colonne culminanti in splendidi capitelli di tipo corinzio.

Spiccano la scultura di S. Pietro ed il paralitico del palermitano P. Civitelli (fine del XIX sec.) e la Madonna di Trapani (navata destra, quarto altare), pregevole copia in marmo della ben più nota del Laurana.

La Chiesa di S. Maria di Betlem risale al periodo normanno ma di quell'epoca sono rimasti esclusivamente due portali: Il resto è frutto di rifacimenti e riedificazioni.

L'interno, tripartito, presenta un soffitto a lacunari della seconda metà dello scorso secolo come il coevo pavimento marmoreo. All'altar maggiore è un'Assunta settecentesca di un artista locale.

Nel Palazzo dei Mercedari è stato ordinato il Museo Ibleo delle Arti e Tradizioni Popolari che costituisce un interessante spaccato etnografico sulla tradizione artigiana e rurale del luogo.

Nell'annesso Museo Civico sono visibili reperti archeologici, documentazioni fossili, testimonianze d'arte greca e paleocristiana, pitture sette-ottocentesche.

Il Palazzo De Leva si caratterizza per il quattrocentesco portale tardo-gotico.


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