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Foto Sicilia - Sicilian Photos

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Come arrivarci: Partendo dalla testata nord di cava d'Ispica (Larderia), ci si dirige in direzione Noto-Rosolini.

Superati alcuni tornanti si incontra un bivio e si prosegue dritto, costeggiando la cava posta a Destra.

Dopo meno di 1 km si incontra un altro bivio e si svolta a sinistra (direzione Noto-SS.114).

Si prosegue per 1 km esatto, si incontra un bivio, e si svolta a destra. Da questo punto si percorrono 3 km: si noteranno, sia sulla destra che sulla sinistra della strada, 2 tipici caseggiati rurali. Si lascia la propria auto e, partendo dal grande caseggiato rurale posto a sinistra, ci si dirige, attraverso i campi, in direzione Est-Nordest, avendo come riferimento, in lontananza, un altro grande caseggiato rurale, isolato, posto oltre la "Cava Lazzaro".

Dopo aver attraversato 2 chiuse (circa 500 mt) si incontra la cava. Sulle prime balze che degradano verso il fondo valle si trova la famosa "Tomba del principe" da dove si domina l'intera vallata. In contrapposizione sull'altra sponda della cava si nota il grande caseggiato rurale già menzionato. Dopo aver visitato la "tomba del principe" ci si muove verso Nord-Ovest per qualche centinaio di metri. Si trovano lungo la stessa balza scavata nella roccia numerosi ed interessanti tombe.

Altre tombe si trovano scavalcando il muro a secco che interrompe trasversalmente la balza. In corrispondenza del gruppo di tombe citato, dirigendosi verso il fondo valle, dopo aver trovato un varco accessibile, si scende per una balza scoscesa e coperta da una intricata macchia mediterranea. Si possono trovare, con un po' di pazienza, numerose altre tombe, fra cui una, molto interessante, caratterizzata da veri pilastri e da tre aperture.

Ci sembra interessante proporvi la descrizione che di questa cava ne fa il Prof. Francesco Gurrieri profondo conoscitore dei luoghi Iblei.

"La tomba del Principe"

Al confine tra il territorio di Modica e Rosolini nelle ultime propagini del tavolato ibleo che dal Lauro s'apre a ventaglio verso lo Ionio e il mare Africano, una cava dolce mentre si snoda, ricca di memorie cadute nell'Oblio, ma pur sempre vive e in grado di suscitare forti emozioni all'occasionale escursionista.

La denominazione di Lazzaro le proviene da una grotta sita all'inizio del solco vallivo sul versante sinistro ed attentamente esplorata dall'Orsi, il quale si vi oppose anche la propria firma.

La cava assume diverse denominazioni , secondo le contrade che attraversa, il nome che la comprende tutta è Cava Grande. Ora lungo il versante destro, partendo dalla testata ovest e quindi solo qualche chilometro dall'inizio si trova la celebre tomba a finti pilastri o del "Principe".

Si tratta di un sepolcro di grande rilevanza con prospetto monumentale e padiglione protettivo della parete, tra i più belli e originali di tutta l'arte rupestre funeraria Italiana. l'ingresso è fiancheggiato da otto pilastrini istoriati che si situano su una fascia larga circa 4 metri e alta 1 metro o poco più.

Presente il vestibolo con l'incavo per il portello di chiusura, un secondo passaggio che immette nella camera sepolcrale vera e propria a forma ovale e soffitto a Tholos con una nicchia anch'essa ovale sulla sinistra, l'ossario.

Il complesso risale all'età indigeno-castellucciana ossia intorno al 1800 - 1600 a.C. e forse ancora prima. La caratteristica di queste tombe sta nel fatto di presentare disegni di tipo geometrico incisi sul piano fondale dei pilastrini.

Su questi ornamenti già osservati dall'Orsi dal Bernabò Brea e da altri come lo Schubring sono state fatte diverse ipotesi interpretative.

Alcuni dicono che si tratti di rappresentazioni puramente ornamentali, altri volendo farsare il messaggio o appoggiandosi a studi compositivi come quelli fatti da M.Gimbutas azzardano ipotesi che forse non sono lontane dal vero.

Il cerchio puntinato posto alla sommità delle colonnine potrebbe simboleggiare l'ampholos ossia il ventre materno ove si genera la vita mentre gli chevrons disegnano a forma di V potrebbero avere un significato più complesso, come altrettanto enigmatico è il significato dei pilastrini che non sono colonne, come per comodità vengono definiti ma alberi della vita, più consoni alla mentalità della mitologia preistorica.

Infatti all'interno dell'ipogeo sulla parete circolare risaltano ben due pilastrini e questo è riscontrabile in alcuni ipogei dello stesso sito come in altre località. Tali interpretazioni potrebbero sembrare fantasiose, ma viste alla luce degli studi comparati condotti dalla Gimbutos che ha esaminato ben sei mila reperti di tutte le terre bagnate dal Mediterraneo e del nord Europa si constata che si fondano su manifestazioni del pensiero umano che scopriva determinate funzioni.

Nel caso specifico si potrebbe trattare di concetti riguardanti la vita e la morte come pure la ciclicità del tempo, conclusioni che evidentemente sono da dimostrare, è certa però la ferma convinzione che quei nostri antenati credevano in qualcosa che non moriva del tutto e che il mondo cristiano chiama anima. Solo questo dato ci induce al rispetto del monumento e per la sua particolare importanza è degno di essere tutelato e conservato.


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