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Foto Sicilia - Sicilian Photos

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Il Duomo – è una sintesi ideale dell’intreccio di culture e religioni che si realizzarono in Sicilia nel corso del tempo. Esso sorge infatti laddove esisteva il tempio di Atena. Si tratta di un edificio di grande interesse architettonico per il fatto che nella costruzione della Cattedrale vennero inglobate le strutture e le colonne del tempio greco.

Fu il vescovo Zosimo, in età bizantina, a volere che questo divenisse la casa del Dio cristiano. Nel corso del tempo ha subito ulteriori trasformazioni, tra cui quelle dovute a Andrea Palma, che ricostruì la facciata dopo il terremoto del 1693 in stile barocco, e quelle dovute agli Spagnoli che realizzarono il soffitto e il pavimento.

L’entrata ha un effetto scenografico notevole con le statue dei SS. Pietro e Paolo di Ignazio Marabutti (1746) poste ai lati della gradinata.

E’ divisa in tre navate e lungo quelle laterali si aprono la Cappella del Battistero; quella di S. Lucia del 1711 che conserva la statua della santa di chiara ispirazione gaginesca, del Sacramento che è a pianta poligonale e che venne progettata da Giovanni Vermexio e nella quale si ammirano un ciborio di Luigi Vanvitelli e affreschi di Agostino Scilla (1657).

Nella cappella del Crocifisso si trovava un dipinto di S. Zosimo, attribuito per la singolarità della prospettiva ad Antonello da Messina, ora conservato con altre preziosità nel Tesoro del Duomo, insieme con altri dipinti, tra cui spicca un S. Gerolamo di Marco di Costanzo e tredici tavolette raffiguranti Cristo, Apostoli e Evangelisti attribuite sia a Marco di Costanzo che a ignoto antonelliano.

Il Palazzo Arcivescovile – sorge accanto al Duomo. Venne realizzato nel XVII da Andrea Vermexio, che intervenne su un precedente edificio di età federiciana, di cui è rimasto un portico.

Interessanti i due cortili interni, che ospitano la Casa degli Esercizi, opera del 1762 dell’architetto militare Louis Alexandre Dumontier, e la Biblioteca arcivescovile Alagoniana fondata nel 1780 dal vescovo Giovanni Battista Alagona.

Consultata dagli studiosi di tutto il mondo per l’unicità di molte opere, conserva i primi libri stampati in Italia (1471) da Sweyheim e Pannartz, e custodisce codici miniati greci, latini e arabi, tra cui un prezioso Corano, oltre a lettere inedite dei personaggi più illustri della cultura italiana ed europea del tempo.

Il Palazzo Vermexio – è la sede attuale del Municipio. Nasce agli inizi del XVII sec. come sede del Senato e a realizzarlo fu l’architetto di origine spagnola Giovanni Vermexio. Sotto le fondamenta, i resti del tempio ionico. Internamente la bellissima carrozza del Senato (XVII sec.) che ancora oggi, trainata da sei cavalli, segue il simulacro della patrona, S.Lucia, in occasione della processione, ogni 13 dicembre.

Il Palazzo Francica-Nava – è il rifacimento di un edificio del XV sec.,appartenuto ad una famiglia di funzionari spagnoli. Si trova di fronte al Palazzo Interlandi, sul lato nord della piazza. Tra i resti l’interessante portale gotico.

Il Palazzo Beneventano del Bosco, del XVII sec., è opera di Luciano Alì, che con raffinate soluzioni architettoniche armonizzò le strutture preesistenti del XIV e XV sec. allo stile dell’epoca. Fu sede della Camera Reginale, del Senato siracusano e della commenda dei Cavalieri di Malta.

La chiesa di S. Lucia alla Badia – chiude la piazza a sud. Venne distrutta, insieme con l’annesso convento, dal terremoto del 1693, per essere riedificata tra il 1695 e il 1703 ad opera di Luciano Caracciolo. Caratteristico è l’alto prospetto (25 m) diviso in due ordini dalla ringhiera a petto d’oca, in cui spicca un fastoso portale barocco.

L’interno ha un’unica navata e conserva quattro altari barocchi e una cantoria chiusa da una gelosia di legno. Vi si conservano la tavola del Martirio di S. Lucia di Deodato Guinaccia del 1579 e un affresco che raffigura il Patrocinio di S. Lucia della città.

La chiesa di Montevergine – si afaccia su via S. Lucia e il suo interesse scaturisce dal prospetto con le tipiche decorazioni a festone di Andrea Vermexio.

Il Palazzo Migliaccio – si trova nei pressi di piazza S. Rocco in via Picherali. E’ del XV sec., un tardo rinascimentale che si evidenzia nella facciata con una balconata a tasselli di pomice di lava nera alternati da pietra calcare bianca, le tre arcate dalle sottili cornici in basso, nonché belle decorazioni in pomice bianca.

La fonte Aretusa – venne realizzata nel 1843 là dove la fonte sgorgava naturalmente tra le rocce. E’ uno dei luoghi magici di Ortigia per l’alone di leggenda che lo avvolge. Il mito racconta di Aretusa , ninfa di Artemide, che per sfuggire agli amori di Alfeo, fu trasformata in fonte dalla dea; Alfeo, tramutato in fiume, la raggiunse e a lei si unì affiorando nei pressi della fonte.

Al centro della sorgente la famosa pianta del papiro dalla quale, nell’antichità, si ricavava la carta. Per Virgilio e Ovidio essa rappresentava il legame che esisteva tra la madre patria e la colonia di Siracusa, tanto che narra un altro mito, quando si faceva un sacrificio in Grecia, la fonte si tingeva di rosso.

Il passeggio Adorno – è una larga strada pensile che segue il perimetro delle mura spagnole da cui si gode uno stupendo panorama sul Porto Grande.

La chiesa del Collegio dei Gesuiti – all’angolo di via Lanolina, venne realizzata nel 1635. Si caratterizza per la grandiosa facciata e per il portale barocco su cui campeggia lo stemma della Compagnia di Gesù. L’interno è a tre navate a croce latina e cupola.

Si conservano un magnifico coro e un altrettanto prezioso altare di S. Ignazio, finemente decorato con marmi policromi, opera di Giovan Battista Marino e Domenico Battaglia (1746-66). Di pregio anche la statua di S. Ignazio di Ignazio Marabutti e la tela di Antonio Madiona che raffigura S. Francesco Saverio (1714).

Il Castello Maniace – punta estrema di Ortigia, chiude l’imboccatura del porto, in un punto di notevole importanza strategica. A volerne la realizzazione fu Federico II di Svevia e prende il nome dal capitano bizantino, Giorgio Maniace, cui si deve la cacciata degli Arabi. Completato intorno al 1239, il castello ha una pianta quadrata di 51 m per lato.

La Chiesa dello Spirito Santo – si trova sul lungomare. Venne edificata nel XVII sec. Sulla facciata a tre ordini, iniziata da Pompeo Picherali e completata nel 1797, spiccano lesene con capitelli corinzi che riquadrano delle nicchie. Si conservano una tele di Antonio Maddiona che rappresenta S. Gregorio e affreschi di Ermenegildo Martorana raffiguranti Le Virtù.

La Chiesa di San Martino Vescovo – si affaccia sulla via omonima. Costruita nel VI sec., originariamente una basilica paleocristiana, venne rimaneggiata nel XIV sec. Da ammirare il bel portale aragonese-catalano sormontato da un rosone ricostruito.

E’ divisa in tre navate e conserva due colonne romane con capitelli marmorei, un Crocifisso ligneo del XVI sec. e un polittico del cosiddetto Maestro di S. Martino raffigurante la Madonna col Bambino, i SS. Marziano e Lucia, Cristo Crocifisso e l’ Annunciazione.

La Chiesa di S. Benedetto – in via Capodieci, ha una facciata rinascimentale attribuita ad Andrea Vermexio (1619). All’ interno è visibile un cinquecentesco soffitto a cassettoni e una tela raffigurante la Morte di S. Benedetto opera dell’ allievo del Caravaggio, Mario Minniti (1625).

L’ex Monastero di S. Benedetto – ospita la Galleria Regionale e consta di due parti: il trecentesco Palazzo Parisio (nucleo iniziale del monastero) e il duecentesco Palazzo Bellomo costituito da un piano terra del periodo svevo e da una sopraelevazione edificata nel 1365 dalla famiglia omonima venuta al seguito di Federico II d’ Aragona.

La Galleria Regionale – accoglie opere d’arte dall’ Alto medioevo all’età moderna provenienti da chiese e conventi soppressi. La visita comincia dal pianterreno, diviso in 4 sale, dove vi è l’ala più antica del palazzo, risalente all’età federiciana.

Nei suoi ampi vani si conservano reperti scultorei sia di età paleocristiana che bizantina. Notevole nello stesso vestibolo una lastra marmorea di arte araba di S. Marziano e due leoni stilofori del XII sec.

Oltre il cortile catalano, a ridosso della scala, vi è il cortile delle Palme, risalente al XVIII sec., lungo le cui pareti sono raccolti stemmi Siracusani marmorei, sia civili che religiosi fra cui il grande stemma con l’insegna cittadina raffigurante il castello e i monumentali stemmi vicereali spagnoli (originariamente sulla Porta Reale e sulla Porta di Ligne).

Salendo quindi per la bella scala catalana e percorsa la loggia, si accede al primo piano, che è diviso in 16 sale. Di particolare interesse, nella sala 5, è la famosa Annunciazione di Antonello da Messina, commissionata per la chiesa dell’ Annunziata di Palazzolo Acreide nel 1474 e acquistata successivamente dal Regio Museo Archeologico di Siracusa nel 1907.

Altra opera notevole è Il seppellimento di S. Lucia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ospite nella sala 6 in deposito temporaneo dalla chiesa di S. Lucia. Questa grande tela è la prima opera siciliana del Caravaggio, che qui soggiornò, nell’autunno del 1608, in fuga da Malta.

Lungo la Via Maestranza – si possono ammirare una serie di bellissimi palazzi barocchi o frutto di rivisitazioni barocche di edifici sorti in epoche diverse.

A cominciare da Palazzo Bufardeci (XVIII sec.); quindi palazzo Zappata-Gargallo, edificio quattrocentesco rifatto in stile barocco (della vecchia struttura rimane la scala esterna di tipico stile catalano); quindi i Palazzi Spagna, Bonanno (nel cui atrio si tiene una mostra mensile d’artigianato) e Impellizzeri.

Altri edifici si possono ammirare in via Vittorio Veneto: i palazzi Vitale (attribuito ad Andrea Vermexio) e Russo. Questa via è famosa anche perché al n. 138 è nato lo scrittore Elio Vittorini.

La Chiesa di San Filippo Neri – si affaccia sulla via Vittorio Veneto ed è stata attribuita a Giovanni Vermexio, per la pianta a forma ellittica e per la facciata scandita da tre portali.

La pavimentazione è in pietra arenaria bianca con intarsi di pietra asfaltica nera di Ragusa. Attiguo alla chiesa è l’Oratorio di S. Filippo Neri (oggi liceo Tommaso Gargallo) in cui spiccano il chiostro e il magnifico scalone in marmo.

La Chiesa del Carmine – venne costruita nel Seicento su una chiesa del Trecento. L’ interno è decorato da stucchi disegnati su disegni di Pompeo Picherali e conserva una natività di ignoto seicentesco allievo di Mario Minniti, nonché una bella tavola cinquecentesca con la Madonna in trono col Bambino tra i SS. Cosma e Damiano.


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