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Noto, definita da Cesare Brandi “giardino di pietra”, sorge sulla collina delle Meti, a dominare la valle del fiume Asinaro e la pianura del fiume Tellaro. Dopo il terremoto del 1693, Giuseppe Lanza duca di Calastra decise di rifondare la città in altro luogo.

Soltanto nel 1702 la città antica venne definitivamente abbandonata. Nella seconda metà del Settecento la nuova Noto si caratterizzerà architettonicamente con il suo particolare stile barocco. La porta Reale (1838), opera di Orazio Angelici, allievo di Antonio Canova, venne eretta in onore di re Ferdinando II di Borbone.

La chiesa dell’Ecce Homo (1932), conosciuta come il Pantheon della città, sorge oltre il giardino pubblico e conserva un Ecce Homo ligneo del XVI sec., salvato da Noto Antica.

L’ex convento dei Cappuccini (1703-43) è adiacente alla chiesa ed è stato riadattato a cantina sperimentale. La chiesa di S. Francesco o dell’Immacolata (1704-1745), di Vincenzo Sinatra, è situata su una gradinata in piazza XXX ottobre 1920. All’interno, navata unica, si trova la tela di Olivio Sozzi Estasi di S. Francesco (XVIII sec.).

L’ex convento francescano (oggi sede del Liceo Scientifico) è contiguo alla chiesa, ed è preceduto da un terrazzo con una statua della Vergine (1787) al centro. Il monastero Benedettino del Salvatore (1706) si trova nella stessa piazza.

La facciata è a due ordini ed ha una torre a più piani. La chiesa di S. Chiara, costruita alla metà del Settecento, è opera di Rosario Gagliardi. Ha pianta ovoidale ed è ricca di stucchi pregevoli. Conserva una Madonna col bambino in marmo attribuita ad Antonello Gagini.

Il Museo Civico (1965) è ospitato nei locali del pianterreno. All’interno, tra le altre cose, al piano terra: il monumento funebre del vicere Nicolò Speciale (1544), attribuito a Gian Domenico Gagini. Al piano rialzato: reperti importanti facenti parte di un santuario di Demetra e Kore, situato fuori dalla città.

La Cattedrale (1776), sorge sulla grande piazza del Municipio ed è dedicata a S. Nicolò di Mira. Ha una magnifica e ricca facciata, due torri campanarie chiuse a cupola, un portale in bronzo con episodi della vita di Corrado Gonfalonieri, di Giuseppe Pirrone (1982), ma l’elemento scenograficamente più suggestivo è la scalinata a tre rampe realizzata nel 1832 dall’arch. Bernardo Labili.

L’interno, a tre navate con suntuose cappelle laterali, custodisce l’urna argentea (1566) contenente le reliquie del Santo. Il Palazzo Ducezio (sede del Municipio) si affaccia sulla piazza omonima e venne realizzato nel 1746 da Vincenzo Sinatra.

La Basilica del SS. Salvatore (XVIII sec.) a destra della Cattedrale è opera di Antonio Mazza, con prospetto di Andrea Giganti. Il palazzo Landolina di Sant’ Alfano venne fatto costruire nel 1730 da Francesco Lanolina ed ospitò nel 1838 Ferdinando II di Borbone e la moglie Maria Teresa d’Austria.

Il palazzo Nicolaci Villadorata (XVIII sec.) è opera di Paolo Labili e si erge sulla salita omonima. Ha una facciata con notevoli balconi e fastosi mensoloni in pietra a figura grottesche. La Biblioteca Comunale (1847) si trova all’interno da Palazzo Nicolaci.

La chiesa di S. Carlo (1736-1746) e l’ex collegio dei Gesuiti (oggi sede del liceo-ginnasio) sono attribuiti entrambi a R. Gagliordi. La chiesa di S. Domenico (1703- 1727) ha una facciata con forte convessità centrale. All’interno, a croce greca allungata, ci sono cinque cupole decorate da stucchi.

L’ex convento dei Padri Dominicani (ora Istituto Magistrale) è annesso alla chiesa di S. Domenico. Possiede un caratteristico portale bugnato ad opera di Vincenzo Sinatra (1727).

Il quartiere Agiastrella si raggiunge attraversando il vicolo Giunchiglia. Ha una struttura di tipo islamico.

La chiesa di S. Maria di Gesù sorge sulla via Trigona, in posizione panoramica, su una fastosa scalinata. All’interno si trova una Madonna gaginesca.

La chiesa del Crocifisso si trova in piazza Mazzini. Anche in questa chiesa, come molte di Noto, è attribuita al Gagliardi. Ha una facciata su due ordini, ma incompleta, e un portale centrale con ai lati due leoni in pietra calcarea.

L’interno a tre navate contiene, tra le tante cose, una Madonna della Neve di Francesco Laurana (1471). La villa romana del Tellaro si trova nei pressi della foce del fiume Tellaro.

La parte antica della villa si sviluppa attorno a un peristilio quadrato di 20 mt per lato; intorno si estendono vari ambienti.

Interessanti i mosaici (seconda metà del IV sec.d.C.), venuti alla luce soltanto nel 1971 in seguito agli scavi qui compiuti: scene mitologiche, figure d’animali, piante e scene di caccia. Queste ultime ricordano molto i mosaici di Piazza Armerina.


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